Basilea II: sono ancora numerose le sfide che le banche devono affrontare sul fronte dei preparativi

28, Giugno, 2004 di SAP News

Un’indagine condotta da Accenture, Mercer Oliver Wyman e SAP rivela aree di incertezza e significative differenze tra paesi

MilanoI principali istituti di credito ritengono che siano ancora molte le sfide da affrontare per adempiere alle normative previste dall’accordo di Basilea II sul capitale. E’ quanto emerge da un’indagine promossa da Accenture, Mercer Oliver Wyman e SAP, condotta presso banche di tutto il mondo.

Molte delle banche interpellate hanno segnalato incertezze in merito al budget, scarsa dimestichezza con le indicazioni di riferimento per la gestione del rischio operativo e dei sistemi di capitale economico e progressi inadeguati nell’implementazione degli strumenti di misurazione del rischio di credito necessari per essere allineati con le nuove regole. In particolare, le banche USA e dell’area Asia-Pacifico sono più indietro rispetto a quelle europee negli adempimenti ai principali settori di intervento.

L’indagine – condotta tra aprile e maggio presso 97 delle 200 principali banche mondiali – ha coinvolto i responsabili dell’applicazione delle normative previste dall’accordo Basilea II, con l’obiettivo di valutare come i principali istituti bancari del mondo stanno rispondendo alle nuove esigenze dettate da Basilea II, poco prima dell’annuncio delle disposizioni finali, attese per la fine di giugno.

Basilea II aggiorna e amplia i requisiti di capitalizzazione stabiliti nel 1988 in materia di gestione del rischio, secondo un nuovo schema volto a conferire maggiore rilevanza alla gestione del rischio, promuovendone il costante potenziamento delle capacità di valutazione da parte delle banche che operano a livello internazionale, per le quali il rischio di capitale è ora maggiormente in linea con il rischio operativo, creditizio e di mercato.

L’indagine ha portato alla luce anche altri aspetti importanti, tra i quali:

  • Una diffusa incertezza sui costi richiesti dall’adeguamento, espressa da quasi un terzo degli intervistati, che ha affermato di non conoscere con esattezza l’entità dei costi previsti dall’adeguamento a Basilea II. Tra le banche che hanno fornito delle stime, la maggior parte degli istituti con patrimonio inferiore a 100 miliardi di dollari USA
  • Due terzi tra le banche più grandi la stima per l’esborso è superiore a 50 milioni di Euro.
  • La maggior parte della banche si aspetta significativi benefici da Basilea II, in particolare una migliore allocazione del capitale e un miglior risk-based pricing.
  • Oltre il 70% delle banche intervistate intende adottare le normative di Basilea II tanto per il rischio creditizio quanto per quello operativo.
  • Aspettative di maggiore concorrenza nel settore dei finanziamenti al settore retail e alle piccole-medie imprese (PMI) e aspettative di consolidamento nel settore corporate e specializzato, nonché più selettività per il credito ai mercati emergenti.

Permangono le preoccupazioni

Dall’indagine emerge che molto resta ancora da fare per soddisfare due dei tre maggiori requisiti previsti da Basilea II: l’istituzione di una struttura interna di supervisione dei rischi, una maggiore disciplina e regolamentazione dei mercati da realizzare attraverso un maggior livello di trasparenza. Il 63% delle banche interpellate ha definito scarsa o media la propria struttura di gestione del risk management.Poco più del 60% degli intervistati ha definito scarsi o medi i propri sistemi di misurazione del Capital at Risk.

Basilea II richiederà inoltre alle banche cambiamenti significativi nella loro gestione del business. Quasi il 90% degli intervistati prevede cambiamenti nella gestione operativa del risk management. Inoltre, 8 executive su 10 hanno affermato che probabilmente verranno modificate le procedure di credit risk management.

“L’indagine conferma che il ricorso a un intervento veloce sul database e sull’attività di reporting non avrebbe mai dato esiti positivi”, ha dichiarato Pierluigi Giannico, Partner di Accenture attivo nei Financial Services. “Oggi sono molte le banche che comprendono la necessità di un cambiamento integrato di information technology (IT), di organizzazione e di processi. Anche se i budget hanno risentito del contenimento dei costi che ha caratterizzato gli ultimi due anni, le banche sono consapevoli dell’importanza della sfida per essere allineati”.

L’indagine ha indicato un’altra area importante per l’adeguamento a Basilea II: lo sviluppo degli strumenti necessari per gli internal credit ratings. Più della metà delle banche che ha per obiettivo l’adozione di un IRB (Internal Rating Based) entro il 2007, non è ancora entrata nella fase avanzata del progetto. Oltre il 20% degli intervistati era ancora impegnato nell’analisi preliminare degli scostamenti.

Differenze geografiche

Tre quarti delle banche europee ha già completato una verifica delle esigenze strategiche, rispetto al 12% delle banche intervistate negli USA e al 22% nell’area Asia Pacifico. Oltre il 60% delle banche europee sono passate alla fase di implementazione, contro il 12% delle banche USA e il 15% di quelle nell’area Asia Pacifico.

Questa differenza di avanzamento rifletterebbe in parte una mancanza di fiducia dei banchieri americani verso i loro attuali sistemi di misurazione del rischio creditizio. Per quanto riguarda la performance del modello di rating, la convalida del modello e il test della conformità d’utilizzo, i banchieri americani intervistati hanno dichiarato di ottenere buoni risultati ma di essere indietro rispetto alle controparti europee. I banchieri statunitensi hanno inoltre registrato un significativo ritardo rispetto ad altri tre strumenti di rischio creditizio.

“Le banche devono progressivamente credere di più negli strumenti di valutazione del rischio che hanno sviluppato per rispondere ai requisiti di compliance di Basilea II, incorporando quindi tali strumenti nella loro operatività ordinaria di concessione dei crediti – commenta Claudio Scardovi, Managing Director per l’Italia di Mercer Oliver Wyman. “La valutazione del rischio creditizio guiderà quindi le scelte di allocazione del capitale, nonchè le decisioni strategiche e tattiche delle principali banche. Ma lo sviluppo dei modelli di valutazione del rischio rappresenta, al più metà della storia. Le banche devono guardare al di là delle fasi di sviluppo dei loro programmi Basilea II, per cogliere, oltre agli obiettivi di compliance, anche le opportunita’ di tradurre il know how sviluppato in benefici economici e patrimoniali.”

Incertezza dei costi per molte banche

Dall’indagine è emerso che permangono forti incertezze in relazione al livello dei costi: Il 31% degli intervistati ha affermato di non disporre di una stima dei costi. Il livello di incertezza segnalato dagli intervistati era due volte maggiore nelle banche americane (59%) e asiatiche (54%) di quello segnalato dalle banche europee (20%).

Tra le banche che hanno indicato una stima dei costi, oltre il 90% degli istituti di medie dimensioni (con patrimonio compreso tra 25 e 100 miliardi di dollari) ritiene che i costi non saranno superiori a 50 milioni di euro. Le previsioni di costo per le banche più grandi (patrimonio minimo di 100 miliardi di dollari) e con più linee di business è maggiore: quasi due terzi pensa di spendere oltre 50 milioni di euro e il 30% di quest’ultimo gruppo prevede addirittura che la spesa supererà i 100 milioni di euro.

Molte delle banche intervistate stanno cercando di ridurre i costi per l’adeguamento a Basilea II. Mentre il 60% prevede di implementare nuove soluzioni per far fronte ai nuovi requisiti di rischio operativo, quasi la metà prevede strategie di costi più contenuti, affidandosi allo sviluppo di soluzioni interne o alle modifiche di tecnologie già disponibili. Inoltre il 63% delle banche ha messo all’ordine del giorno la centralizzazione dell’archiviazione dei dati relativi al credito.

“La maggior parte delle banche ritiene che una miglior organizzazione dei dati rappresenti l’unica grande sfida per adeguarsi ai nuovi standard di Basilea 2”, ha affermato Gustavo Manfredini, Financial Services Business Unit Manager, SAP Italia. “In realtà, centralizzare e gestire meglio le informazioni è l’unica vera soluzione perché il processo di adeguamento abbia successo e consenta un’effettiva riduzione dei costi e dei rischi operativi.”

I vantaggi giustificano l’impegno

L’inchiesta ha inoltre mostrato una diffusa aspettativa riguardo l’influenza che Basilea II avrà sui prestiti. Poco più della metà dei banchieri coinvolti nell’inchiesta dicono di aspettarsi un’espansione dei mutui non garantiti, mentre il 48% ha prospettato un aumento dei mutui ipotecari per clientela retail e il 45% un aumento del credito SME.
Questi risultati suggeriscono che potrà esserci in queste aree una diminuzione del costo di accesso al credito. D’altro canto i banchieri si aspettano un declino nei prestiti aziendali (22%), specializzati (16%) e dei mercati emergenti (15%) – ciò suggerisce un consolidamento di queste aree per quelle banche che meglio riescono ad adottare un pricing risk based. Le banche intervistate in Europa, in Medio Oriente e in Africa ritengono che Basilea II farà sentire il proprio peso soprattutto sulle modalità di pricing del credito (in una logica risk based): il 58% ritiene che l’impatto sarà importante, mentre la percentuale scende al 41% in Asia Pacifico e al 7% nel continente americano.

Le banche dichiarano inoltre che una migliore allocazione di capitale (63%) e una migliore determinazione dei prezzi basata sul rischio (53%) apporteranno importanti vantaggi a fronte della riduzione dei requisiti patrimoniali previsti per il patrimonio di vigilanza (37%).

Tra gli altri dati rilevanti che emergono dall’indagine, oltre l’80% delle banche europee e americane afferma di avere come obiettivo l’applicazione di uno dei metodi IRB per il rischio creditizio entro il 2007. Per quanto riguarda il rischio operativo, meno della metà delle banche intervistate intende implementare il metodo IRB avanzato entro il 2007, mentre il 71% conta di arrivarci entro il 2010. La riduzione dei costi di capitale e il mantenimento della competitività sembrano incentivare le banche ad accostarsi ai metodi avanzati.

Metodologia

L’indagine è stata condotta dal Financial Times Research Centre di Londra su un campione che comprende 200 tra le principali banche nel mondo. Il campione è stato stratificato per aree georafiche (Europa Occidentale, Asia Pacifico, Nord America) e le banche sono state contattate fino a raggiungere una quota rappresentativa di ciascuna area geografica. Le banche sono poi state ulteriormente classificate per dimensioni (grandi/medie) per garantire che le risposte fossero rappresentative del campione esaminato. L’indagine è stata condotta tra il 1° aprile e il 13 maggio 2004. L’indagine quantitativa si è svolta tramite interviste telefoniche con il responsabile dell’implementazione di Basilea II di ciascuna banca.

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Impegnata a “realizzare l’innovazione”, Accenture collabora con i suoi clienti, aziende e pubbliche amministrazioni, per aiutarli ad avere performance d’eccellenza.
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