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Brexit e HR: siete pronti a gestire il cambiamento?

17, Novembre, 2016 di Gabriele Indrieri

L’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea impatterà anche sull’organizzazione delle risorse umane. Ma il cloud può mitigare le conseguenze.

Il 24 Giugno del 2016 il mondo si è improvvisamente ritrovato nell’era Brexit. Si tratta di un evento storico, senza precedenti nella sfera politica e sociale, con effetti dirompenti dentro e fuori l’Europa. A distanza di alcuni mesi, in molti si stanno prodigando nell’analizzare gli impatti attuali sull’economia, la finanza, i rapporti tra stati. Ma che conseguenze avrà la decisione dei britannici sulla gestione delle risorse umane dei soggetti internazionali che operano in UK?

Le procedure finora riservate agli affari tra paesi dell’UE ed extra-comunitari entreranno presto in gioco all’interno di una casistica più ampia. Ciò che attende i reparti HR non è affatto banale: il governo di Londra dovrà rivedere, e in alcuni casi abrogare, molte delle leggi che tutelano i lavoratori, perché fortemente dipendenti dalle linee guida fornite negli anni dall’Unione Europea. Per questo il Regno Unito dovrà impegnarsi a uniformare le norme, rispettando quanto sentenziato dal referendum di giugno.

Se la situazione è delicata per gli europei che svolgono il loro business al di là della Manica, diviene ancora più complessa per le multinazionali (statunitensi, cinesi, ecc.), che dovranno confrontarsi con sistemi di accessibilità differenti in territorio europeo. In che modo gestire dipendenti dislocati sia nei confini dell’Unione che nel Regno Unito? Come consentire un trasferimento veloce di personale tra i paesi dell’UE?

La risposta a tali quesiti può essere il cloud. Aziende che hanno correttamente investito in un mercato globale e nell’unificazione delle operazioni hanno già sperimentato i vantaggi offerti da una struttura versatile, in grado anche di affrontare un cambiamento improvviso come quello della Brexit.

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Il cloud computing ha portato benefici in tante aree di business e può generare un riscontro determinante anche nel settore HR. Uno dei motivi è che la virtualizzazione dei processi può realmente abilitare quella flessibilità resa necessaria da un panorama che è totalmente in divenire. Dopo anni in cui le compagnie hanno dovuto sostenere spese esorbitanti per aggiornare le proprie infrastrutture, oggi siamo dinanzi a piattaforme web-based funzionali e mutevoli, capaci di tenere il passo con le procedure burocratiche di vari paesi. Il cloud rappresenta quell’approccio “glocal” che soddisfa le singole necessità legislative richieste dai contesti in cui si va a operare; una risposta presente a quella duttilità che i tecnici del futuro ricercheranno nei software HR.

Solo in questo modo sarà possibile fronteggiare l’influenza della Brexit sugli aspetti: normativi, tra cui la retribuzione e le procedure di onboarding; motivazionali e di engagement, come la valutazione dei dipendenti sulla permanenza in un paese esterno alle logiche aziendali; di training e skill shortage, visto il restringimento di competenze a cui la Gran Bretagna potrà attingere internamente. Il percorso di uscita sarà certamente lungo ma la capacità di adattamento e la velocità di azione, in ottica cloud, sono elementi chiave da prendere in considerazione sin da ora.

 

Gabriele Indrieri
Solution Sales Expert

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