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Costruire l’azienda digitale tra domande strategiche ed errori comuni

1, Dicembre, 2016 di Michele Camuri

Il percorso di digital transformation è intriso di dubbi e incertezze ma una soluzione come Digital Services Portfolio di SAP Business Transformation Services può rappresentare la risposta migliore

Diventare competitivi nell’era del digitale non è semplice. Non si tratta solo di portare processi e metodologie consolidate in mondi fatti di algoritmi e bit. Un percorso che porti alla digital trasformation deve essere intrapreso ponendosi domande che aiutano a comprendere gli obiettivi da raggiungere, le necessità da soddisfare e il know-how da far emergere come risposta ai bisogni del mercato. “Chi sono i nostri competitor nel mondo digital?”, “Di quali conoscenze abbiamo bisogno per sfruttare pienamente la rivoluzione in atto?”, “Quale valore ha la digitalizzazione per gli stakeholder?” sono quesiti più frequenti di quanto si pensi, perché rappresentano i dubbi principali a cui un’azienda deve far fronte quando decide di intraprendere un viaggio dal quale, quasi sempre, non si può tornare indietro.

In realtà, quando si parla di adattamento, cambiamento, innovazione, si finisce con il confondere l’adozione di strumenti digitali con l’aprire un sito di e-commerce, creare un profilo sui social network o al massimo dotare la propria forza lavoro di uno smartphone. Non ci si rende conto invece che questi sono elementi accessori, purché importanti, di un contesto più ampio, che prelude a uno “switch” di prospettiva fondamentale, un ripensamento che invita ad agire invece che aspettare il momento giusto (che potrebbe non arrivare mai).

Azienda digitale

È possibile rispondere a questioni strategiche differenti con un approccio attuativo comune? Si, attraverso il Digital Services Portfolio di SAP Business Transformation Services. Il programma permette di supportare la conversione digitale delle aziende, partendo tra tre pilastri fondamentali: la business innovation, la digital architecture e la value generation. Questi pillar, all’interno di uno schema prefissato, si intrecciano con le fasi di re-imagine, design e transform, dalle quali scaturiscono modelli di intervento specifici.

Il fine è quello di rendere la struttura agile, responsiva e pronta a massimizzare le opportunità rispetto ai rischi. Queste consentiranno a clienti e stakeholder di beneficiare realmente del cambio di visione adottato. Ma la comprensione del “come” abilitare l’evoluzione dell’enterprise spetta agli occhi di soggetti con le dovute capacità di analisi e integrazione, in grado cioè di mettere in comunicazione persone, dati e oggetti, nella migliore sintesi di ciò che è la network economy.

Alla base di tutto ciò deve esservi la considerazione che il web ha sconvolto molte delle dinamiche classiche alle quali eravamo abituati. Pensiamo alla rimodulazione dei prezzi, ai nuovi competitor con asset ridotti o assenti (Uber che non possiede nemmeno un’auto o Airbnb senza nemmeno un appartamento), alla scalabilità delle soluzioni, alle catene di valore disgregate, all’uso di sistemi automatizzati, alla convergenza dell’offerta e della domanda globale e al rapido cambiamento dei modelli di business.

Per questo, indipendentemente dal tipo di organizzazione, bisogna pensare alla digitalizzazione come a uno stadio in continuo mutamento. Non una destinazione da raggiungere né una forma finale da assumere. Il primo passo, quello più difficile, è abbandonare le zavorre del passato, per avventurarsi in un percorso tanto affascinante quanto coinvolgente.

 

Michele Camuri
Business Manager – Consulting

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