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Il telefono senza fili della supply chain globale

19, Dicembre, 2016 di Margherita Monni

Appartengo alla (forse) ultima generazione ad aver trascorso la prima infanzia in un mondo senza telefoni cellulari, eppure uno dei miei giochi preferiti alla scuola materna si chiamava proprio “Telefono senza fili”. Il gioco prevedeva che noi bambini ci mettessimo in fila e trasmettessimo un messaggio: il primo della fila bisbigliava all’orecchio del secondo una frase, e questi bisbigliava quanto capito (non era possibile chiedere di ripetere) al terzo e così via.
Le frasi ovviamente non arrivavano mai alla fine della fila se non storpiate ed insensate in modo esilarante.
Ora che sono cresciuta però noto che il telefono senza fili è una realtà  anche nel mondo del business, dove però non porta divertimento, semmai molti rischi.
Infatti molte aziende si scontrano con difficoltà sempre più grandi nel comunicare efficacemente con la propria supply chain.

Difatti, se da un lato la globalizzazione ha portato grandi benefici, essa ha recato con sé anche ostacoli dipendenti al dover comunicare efficacemente con fornitori sempre più remoti, frammentati e con filiere produttive multilivello. Questa situazione ha evidenziato tutte le difficoltà dei metodi tradizionali di comunicazione uno-a-uno con i fornitori, oramai troppo onerosi e troppo poco agili per una supply chain sempre più complessa e vasta.

Supply chain globale

Queste mancanze tecniche, non tanto le criticità  geopolitiche,  sono il vero fattore che ha accresciuto il livello di rischio della supply chain globale percepito dalle aziende buyer.
Infatti, nonostante il grado di rischio geopolitico della supply chain globale sia salito a livelli record negli ultimi anni, le tematiche di rischio che più incupiscono i responsabili supply chain sono dovute alle difficoltà esecutive e comunicative con i fornitori: rispetto degli standard di qualità e livelli di inventario ottimizzati.

Le storie su ordini sbagliati, resi merce e spedizioni diventate veri e propri incubi  per via di comunicazioni confuse tra le parti, non mancano.

Ciò non stupisce, data la generalmente scarsa visibilità e conoscenza della stessa supply chain che le aziende buyer possono ottenere con strumenti e metodi tradizionali.
Come dimostrato dallo studio di KPMG,solo il 13% delle aziende manufatturiere ha una buona conoscenza di tutti i livelli della propria supply chain, mentre la stragrande maggioranza, non ha visibilità completa e spesso non conosce i fornitori dei propri fornitori ma neanche i propri fornitori diretti.

Insomma, la chiave di volta per una supply chain che sia globale ed efficiente al tempo stesso sta nell’avere strumenti intuitivi che permettano agilmente di conoscere al meglio la propria supply chain e di comunicare con i propri fornitori in maniera immediata e coerente.

 

Margherita Monni
Presales Specialist

Supply chain globale

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