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Dall’azienda agricola alla forchetta (FarmToFork) F2F

22, Giugno, 2017 di Paola Polini

pay per use, sharing economy

Al rientro a casa la sera dopo tante ore di lavoro… dopo una lunga assenza sono tante le cose da fare e da compensare. Si ha voglia di stare insieme, condividere un buon piatto e raccontarsi la giornata.

Allora pensi, cosa preparo stasera, cosa mangiamo? Hai poco tempo, il frigo vuoto, vorresti far trovare al tuo compagno qualcosa di speciale, al tuo bambino che sebbene sia allergico necessita un’alimentazione sana e completa…

E’ sempre più difficile organizzare “la cena” con la dovuta attenzione e cura, come faceva la nostra mamma… e quindi andiamo al super di corsa e ci perdiamo nella lettura di mille etichette che descrivono ingredienti e calorie, e selezioniamo alimenti privi di…(glutine, uova, farina, lievito..).

Potessi fidarmi, potessi essere certa della provenienza di ogni prodotto, potessi davvero sapere da chi è stato coltivato o allevato… se solo potessi regalare alla mia famiglia un piatto di pasta con una salsa “fatta in casa” con i pomodori del mio orto! Se solo potessi raccogliere l’insalata e fare la marmellata con i frutti del mio albero.

E’ da questi desideri che nasce il F2F, Farm to Fork?

E’ dal desiderio di mangiare sano, con la certezza di non aver scelto alimenti cancerogeni per le persone che amiamo?

E’ la volontà di sapere tutto avere sempre più informazioni e, sebbene inutilmente, provare a controllare tutto quanto?

 

Non importa da dove arrivi questa idea, se davvero serva a farci star meglio o semplicemente a ci dia la sensazione di star meglio, di sicuro la coscienza dei consumatori verso l’agricoltura si è risvegliata dopo un lungo sonno e dal torpore sono nati così i ristoranti “natural”, i negozi “KM zero”, la pizza integrale, alla soia, al kamut o al carbone, è tornato in voga il pane fatto in casa…

La tecnologia abbraccia, quindi, settori industriali che fino a poco tempo fa non si erano fatti influenzare dall’era Digitale. Anche le grandi aziende della GDO devono muoversi in questa direzione, perché solo grazie all’industry 4.0 sarà possibile produrre qualunque alimento su larga scala, garantendo trasparenza e qualità, con costi industriali e di mercato competitivi. La tecnologia aiuta ad automatizzare attività e a prendere decisioni in base alle previsioni metereologiche, alla gestione della raccolta degli alimenti alla semina, alla manutenzione dei macchinari, permette di monitorare i lotti, la provenienza e tracciarne trattamenti e conservazione, logistica e trasporto. E non solo, ne verrà tracciata la lavorazione fino alla trasformazione e alla consegna sulle nostre tavole.

E’ cosi che il coltivatore diventerà ristoratore e potrà avere il suo negozio virtuale dei suoi prodotti “home made”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Paola Polini
Presales Manager

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