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Come ripensare modelli e strumenti di business con il Design Thinking

13, Settembre, 2016 di Andrea Martignoni

Bastano cinque regole per approcciare in maniera diversa problemi e momenti di crisi aziendale. Cinque regole che abilitano il pensiero innovativo e risolutivo.

Il Design Thinking, nato a Stanford nel 2000, è un modello di business che si pone l’obiettivo di creare valore partendo dalle necessità delle persone. Nello specifico, il “pensare come un creativo”, permette ai manager di analizzare problemi complessi attraverso un approccio alternativo, tipico del design strategico, grazie all’introduzione di strumenti peculiari per la verifica delle soluzioni, ancor prima di una loro concreta attivazione.

Quando si parla di Design Thinking non si può fare a meno di considerare i numerosi vantaggi che esso comporta. Il primo è quello di donare nelle mani dell’imprenditore un set di risorse che possono aiutarlo a prendere decisioni, che vanno dall’organizzazione dell’impresa al ciclo di vita di un prodotto, fino alle attività di customer satisfaction e supporto post-vendita. Non è un caso se quella che può essere considerata come la disciplina più in voga nel nuovo millennio, sia stata sfruttata in diversi ambiti: l’avvio delle startup, l’ideazione di nuovi prodotti e servizi, la definizione degli obiettivi a lungo termine e il ripensamento delle risorse umane.

Insomma, c’è l’evidenza che il Design Thinking possa abilitare il raggiungimento di ottimi risultati, attraverso l’identificazione e l’attuazione di una soluzione innovativa. La metodologia, che mette in risalto l’importanza della tecnologia quale vettore che può trasformare un prodotto normale in uno desiderato e di valore, considera alcune linee guida essenziali nelle quali è centrale il ruolo della creatività, intesa come processo che permette di osservare, analizzare e ripensare modelli e strumenti interni, spesso obsoleti.

Il Design Thinking è composto da cinque fasi principali. Nella prima vi è l’identificazione del problema e dunque dell’obiettivo da raggiungere. Nella seconda si prende in considerazione il contesto di riferimento, inclusi gli attori chiave e i dati a disposizione. Nel terzo vi è l’esplorazione e la ricerca delle opportunità mentre nel quarto si arriva alla vera e propria ideazione, prototipazione, test e validazione del percorso scelto. Una volta superati questi “scogli” si arriva all’implementazione finale, ovvero alla messa in atto della proposta. Con una scaletta del genere si può inquadrare meglio la causa di uno stallo, chiedersi il perché di alcune scelte passate, favorire la creazione di nuove idee e stringere il cerchio sulle possibili vie da percorrere. Ma, ancora di più, il Design Thinking crea una cultura dell’innovazione che è in grado di migliorare non solo il nostro modo di pensare ma quello di un’intera struttura produttiva.

Andrea Martignoni
Presales Senior Specialist

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