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L’Internet of Things e il futuro delle industrie

13, Ottobre, 2016 di Andrea Martignoni

La quarta rivoluzione industriale è già in atto: smart devices, sistemi ciber-fisici e integrati stanno abilitando lo sviluppo di una nuova produttività.

La maggior parte dei modelli che ancora oggi governano i sistemi produttivi fondano le loro radici nelle rivoluzioni industriali che hanno segnato la storia. Seppur metodi e processi, vecchi di decenni, possano ancora risultare validi per svolgere determinate funzioni, vi è sempre di più la necessità di abbracciare paradigmi differenti, volti non solo a migliorare il business ma a renderlo più consapevole, sostenibile, intelligente.

Per questo gli anni in cui viviamo, figli di un crescente accesso alla rete e di una cultura che si basa sulla condivisione del sapere, sono portatori di innovazione e cambiamento, a diversi strati dell’economia. Non a caso parliamo di quarta rivoluzione industriale quando ci riferiamo alla volontà delle aziende di implementare i cosiddetti “sistemi ciber-fisici”, o CPS, all’interno della loro produzione. Il contesto non è quello in cui i luoghi di lavoro diventano predominio di robot e automi, che dirigono le poche mansioni che ancora spettano all’uomo, ma ambienti interconnessi che permettono a tecnici, ingegneri, manutentori (e così via) di capire come aumentare l’efficienza in fabbrica, ottimizzando la catena e riducendo i costi.

Gran parte del merito spetta ai dispositivi che rientrano nel campo dell’Internet delle Cose, meglio conosciuto come IoT. Se il consumatore finale ha scoperto solo di recente come telecamere, rilevatori, orologi e bracciali per il fitness possano diventare smart, l’industria sperimenta già da anni soluzioni simili, in grado di portare notevoli benefici al singolo flusso produttivo. Pensiamo ai sensori che riescono a monitorare continuamente le macchine, restituendo alla console centrale lo stato di usura delle parti; oppure ai software PLM che sanno gestire in maniera automatica la trasformazione della materia prima in un oggetto finito, accelerando o rallentando la produzione a seconda del carico di ogni reparto.

In un quadro del genere, hardware e software diventano sempre più elementi indispensabili per le smart factory del futuro, dove la comunicazione tra mondo fisico e bit diventa essenziale per la creazione di un’impresa di valore. L’avvento di una supply chain integrata causerà un cambiamento del modello operativo delle aziende su larga scala. All’orizzonte vi è un sistema smart, personalizzato e calato in realtà di qualsiasi dimensione, capace di connettere non solo macchine e strumenti di lavoro, ma anche soggetti diversi, fisicamente distanti ma pienamente consapevoli delle decisioni da prendere, in tempo reale e da qualsiasi luogo. In altri termini, i soggetti abituati a sviluppare il loro business su processi lunghi, attraverso l’IoT e la digitalizzazione, ridurranno le distanze e dunque le asimmetrie di tutta la catena produttiva.

Andrea Martignoni
Presales Senior Specialist

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