Soccer team in a huddle

Anche nella gamification ciò che conta sono le persone

16, Novembre, 2017 di Emanuela Corazziari

Abbiamo già trattato degli elementi chiave che fanno parte di una iniziativa di gamification. Ma anche il gioco meglio studiato risulta poco efficace se non teniamo conto dell’elemento umano: alla fine, quelle che intendiamo coinvolgere sono persone e questo coinvolgimento non è possibile se non consideriamo con quali giocatori abbiamo a che fare e cosa li muove.

C’è per esempio chi ama primeggiare, chi raccoglie punti e riconoscimenti, chi è interessato al lato sociale del gioco, chi cerca indipendenza e chi vuole riconoscimento dagli altri. A tutti dobbiamo offrire qualcosa che soddisfi queste inclinazioni, in modo che continuino a giocare anche dopo il primo “impatto” con la nostra gamification.

Serve innanzitutto un approccio graduale. Nelle prime fasi di scoperta il gioco deve apparire semplice e perdonare gli inevitabili errori del giocatore. Un’esperienza troppo variegata sin dai primi approcci è penalizzante, anche se viene naturale mostrare subito la ricchezza dell’ambiente virtuale che si è creato. Dopo una prima fase di ambientamento si possono introdurre elementi man mano più complessi, guidando il giocatore sino a comprendere tutti gli aspetti del gioco.

A questo punto, che il giocatore resti “dentro” il gioco stesso è tutta questione di motivazioni. Le più importanti da considerare sono quelle intrinseche, legate alla soddisfazione personale di chi gioca. Il gioco, cioè, deve presentare elementi che gratifichino il giocatore come persona, dando la possibilità di creare connessioni sociali, progredire autonomamente nel sistema senza scelte obbligate, superare sfide gratificanti e in generale dando un senso e uno scopo a tendere a tutto il gioco.

Ci vuole più abilità nel gestire le motivazioni estrinseche del giocatore, che in fondo sono il motivo per cui abbiamo definito un’iniziativa di gamification. Le sue motivazioni estrinseche sono le nostre principali: il gioco esiste perché vogliamo che il giocatore compia determinate azioni. Che sia imparare qualcosa, conoscere meglio il nostro brand, contribuire a un forum o acquistare di più, dobbiamo fare in modo che il gioco presenti i rinforzi positivi che si adatti

no meglio al tipo di giocatore: punteggi, badge, reputazione, premi, riconoscimenti, feedback… tutto serve a creare le motivazioni giuste.

Senza dimenticare però il divertimento, che deve essere una costante trasversale a qualsiasi parte del processo gamificato. In definitiva, divertirsi è sempre il motivo principale per cui si gioca.

Emanuela Corazziari

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